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Consultazione delle antiche pergamene dei post

Disegno del Soke Masaaki Hatsumi

131 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Mai senza una Bianca!

    Un titolo scherzoso per sottolineare il fatto che, per un motivo o per l'altro, quando le cinture bianche presenti al corso sono pronte a cambiare colore e grado... Qualcuno inizia un nuovo cammino. E' quindi il turno di Lorenzo, giovane 27enne (domani) a cui facciamo gli auguri di compleanno e per il nuovo cammino che ha deciso di intraprendere con noi. Un cammino che non e' per tutti, e che non tutti riescono a fare anche solo fino alla nera, l'inizio del tutto. Un percorso fatto di sudore e fatica, di sangue e lividi, di studio e ripetizioni ma anche di tante risate, soddisfazioni e crescita personale. Detto questo il buon Lorenzo sembra avere tutte le carte in tavola per iniziare il suo percorso con noi... ma solo il tempo ci dira se avrò ragione. Essendo amico già di Valerio ed Enzo, spero che la sua permanenza sul nostro Tatami sia piu piacevole e pieno di momenti felici. Benvenuto nella casa del Dragone ardente!

  • Il Sanshin no Kata (三心の型)

    Il Sanshin no Kata (三心の型) è un insieme di 5 movimenti allenati utilizzando tre metodi diversi. I cinque movimenti sono: Chi no Kata (地の型) “Forma della Terra” Sui/Mizu no Kata (水の型) “Forma dell'acqua” Ka/Hi no Kata (火の型) “Forma di fuoco” Fu/Kaze no Kata (風の型) “Forma del vento” Ku no Kata (空の型) “Forma del vuoto” Il nome Sanshin viene spesso tradotto come "tre cuori". Tuttavia, il kanji shin (心) può essere tradotto anche come "mente". Nel linguaggio occidentale tendiamo a separare l'idea di mente come logica e quella di cuore come emozioni o carattere. Potrebbe quindi essere più corretto leggere Sanshin come "Tre Menti" o "Tre Mentalità". Il numero tre si riferisce ai 3 diversi modi di allenare i movimenti. I tre metodi sono: Shoshin Gokei (初心五型) “I principianti pensano alle cinque forme” Gogyo no Kata (五行の型) “Le cinque forme” Goshin no Kata (悟心の型) “Forma della mente illuminata” Sebbene i movimenti fondamentali del Sanshin rimangano invariati, il modo in cui vengono allenati dipende dal metodo che si utilizza tra quelli sopra descritti. Shoshin Gokei 初心五型 Questa è la pratica generale, quella che comunemente tutti chiamano Sanshin no Kata. Si tratta di ripetere in modo costante i movimenti cercando di trovare il ritmo, la fluidità e l’equilibrio tra tutti gli elementi che compongono questo movimento. Questi movimenti devono essere eseguiti senza aggiungere “teorie” sugli elementi. Qui abbiamo i nomi solo per una forma di identificazione di ogni movimento. È la forma più meccanica di lavoro che dobbiamo ripetere più intensamente, eseguendo i movimenti in tutte le direzioni, cambiando il ritmo e la velocità di esecuzione. Hatsumi Sensei ha detto che: “è anche fonte di salute se si considerano questi movimenti come una parte della medicina tradizionale giapponese, che pretende dare qualità al movimento corporale”. "E' buono come Taijutsu, non solo ti protegge dall’avversario, ma aiuta anche a proteggersi dagli effetti dell’età e da infortuni”. Sensei suggerisce di cominciare a fare questi movimenti in forma lenta, leggera come se si praticasse il Taichi. GoGyô no Kata五行之型 È il passo successivo o naturale di questa evoluzione. Qui abbiamo il lavoro in coppia. Si cerca con la pratica fatta in precedenza, in solitaria, di imporre il ritmo e l’intensità in base all’intenzione dell’Uke, in maniera dinamica come si è praticata fin ora. Dobbiamo praticare con le armi, contro le armi, a mano nuda e così via cercando sempre una maggiore comprensione degli angoli di spostamento e di come i concetti di distanza (kamae), blocco (uke nagashi) e contrattacco si fanno “più reali” in applicazione al nostro avversario in circostanze di maggior realismo e dinamismo. Goshin no kata護身之型 Questa è la parte più “oscura”, rispetto a quelli che abbiamo visto fino ad ora, per mancanza di informazioni o per mancanza di interesse nello scoprire e allenare. Goshin significa letteralmente “auto-protezione” o “difesa personale”; con questo intendo che dobbiamo portare il movimento un passo avanti e applicarlo nelle situazioni odierne. Il nostro Budo è in continua evoluzione e adattamento ai tempi che tocca vivere ad ogni generazione e, con questo, intendo dire che il Goshin no Kata è la forma che ci permette di sopravvivere mediante l’adattamento di determinati movimenti nella vita quotidiana. Cerchiamo di praticare i movimenti uno dopo l’altro in modo che escano in forma fluida e in modo naturale, senza che la mente intervenga (mushin), solo corpo e istinto di sopravvivenza. Poco a poco questo farà in modo che useremo questi movimenti in maniera “apparentemente disordinata”, però pienamente efficienti per l’uso in strada. Possiamo convertire la pratica in una specie di Jû Randori (allenamento leggero) con diversi aggressori e con differenti scenari o armi simulando la forma della difesa personale, come questa forma vuole. Sensei dice che: “La pratica del Sanshin no kata deve permetterci di raggiungere il Satori” (l’illuminazione). Qui, i kata vengono eseguiti come metodo di meditazione per raggiungere l'illuminazione. Mentre i primi due livelli richiedono una concentrazione coscienziosa per sviluppare e adattare il movimento corretto, questa fase richiede quasi l'assenza di pensiero cosciente; i movimenti vengono eseguiti in modo continuo – entrando e uscendo spontaneamente da ciascun kata – finché il praticante non raggiunge un momento di "illuminazione". L'illuminazione, in questo senso, La meditazione implica un qualche aspetto di calma mentale, e il Sanshin in questo caso viene utilizzato come strumento per raggiungere tale scopo. Credo che abbia due funzioni: in primo luogo, si allena il corpo a muoversi inconsciamente, e in secondo luogo, ci si permette di osservare il proprio movimento in modo astratto e distaccato. È interessante notare come, per molti aspetti, il Sanshin corrisponda al concetto di Shuhari, una visione giapponese del percorso verso la maestria. Tuttavia, Shuhari può essere tradotto come "conservare/copiare, rompere, trascendere". In termini di Sanshin, Shoshin può essere equiparato all'apprendimento tramite imitazione (Shu - Conservare/Copiare), poi Gogyo, ovvero imparare ad adattare per l'applicazione (Ha - Rompere), e infine Goshin, ovvero imparare qualcosa di più profondo del movimento stesso (Ri - Trascendere). Ciò significa che il Sanshin è un'analogia o un'allegoria dell'apprendimento in generale; funziona come un modello di come gli studenti dovrebbero imparare. Non solo insegna i movimenti meccanici fondamentali su cui si costruisce in seguito, ma fornisce anche la metodologia prevista per l'apprendimento in generale. Ciò significa che il Sanshin non è solo molto più profondo di una serie di movimenti corporei di base, ma è uno degli elementi più importanti dell'intera arte marziale. Hatsumi Sensei ha affermato che il Sanshin ha la "mente di un bambino di tre anni". A tre anni il cervello si trova in uno stato di rapido apprendimento, assorbendo enormi quantità di informazioni contemporaneamente. L'attenzione e la coscienza degli adulti sono un po' come un riflettore. Quindi, quando decidiamo che qualcosa è rilevante o importante, dobbiamo prestargli attenzione. La nostra consapevolezza di ciò a cui stiamo prestando attenzione diventa estremamente brillante e vivida, e tutto il resto si oscura... Abbiamo quindi un'attenzione molto focalizzata e mirata. Se osserviamo i neonati e i bambini piccoli, vediamo qualcosa di molto diverso. Credo che i neonati e i bambini piccoli abbiano una coscienza più simile a una lanterna che a un riflettore. Quindi, i neonati e i bambini piccoli hanno difficoltà a concentrarsi su una sola cosa. Ma sono molto bravi ad assimilare molte informazioni da molte fonti diverse contemporaneamente. Credo che sia a questa idea che Soke si riferisce quando dice di "pensare come un bambino di tre anni"; intende dire di avere quella "lanterna di coscienze". Quindi, la prossima volta che sarete tentati di saltare le cose "facili" o "noiose" per arrivare alla "vera" cosa, fermatevi e date un'occhiata più attenta; potreste rimanere sorpresi da ciò che vi state perdendo.

  • IL BAMBÚ GIAPPONESE

    Parlando con lo Shidoshi Michele Milella mi ha raccontato di come lui usi il parallelismo tra la storia della crescita del bambù Giapponese e la costanza nel allenarsi alle basi e avere un ottimo risultato nel Budo. Ci tengo quindi a condividere con voi questa piccola perla di saggezza. Non bisogna essere un agricoltore per sapere che un buon raccolto richiede un buon seme, una buona semina ed un irrigazione costante. È ovvio che chi non coltiva la terra si spazientisca di fronte al seme seminato e gridi con tutte le sue forze: "Sbrigati a crescere, maledetta pianta!" ... Succede una cosa molto curiosa con una tipologia di bambú giapponese che la rende una pianta non adatta agli impazienti: bisogna seminare il seme, coprirlo con della terra e ricordarsi di irrigarlo costantemente. Durante i primi mesi non succede nulla di apprezzabile. In realtà non succede nulla di visibile al seme durante i primi sette anni, nulla al tale punto che un coltivatore inesperto penserebbe di avere comprato semi andati a male. Dopo il settimo anno, durante un periodo soleggiato in sei settimane la pianta di bambú cresce anche oltre i trenta metri!. Secondo voi ha dovuto aspettare solo le ultime sei settimane per crescere? NO . La verità è che ha avuto sette anni e sei settimane per svilupparsi. Durante i primi sette anni di apparente inattività, questo bambú stava generando un complesso e completo sistema di radici che gli avrebbe permesso di poter sostenere un grande e grosso fusto cresciuto in altezza dopo sette anni. Tuttavia, nella vita quotidiana, molte volte vorremmo trovare soluzioni rapide, soluzioni affrettate senza capire che il successo è semplicemente risultato della crescita interna e che questo richiede il suo tempo. Magari per la stessa impazienza, quando aspiriamo a risultati in breve termine, abbandoniamo improvvisamente la via giusta quando stavamo già per conquistare la meta. È compito un difficile convincere l'impaziente che arrivano al successo solo quelli che lottano con perseveranza e sanno aspettare il momento giusto . In uguale maniera è necessario capire che in molte occasioni ci ritroveremo di fronte a situazioni nelle quali potremmo essere portati a credere che niente sta succedendo. Questo può essere eccessivamente frustante. E' In quei momenti che dobbiamo ricordare il ciclo di maturazione del bambú giapponese, ed accettare di - continuare ad insistere - e di non abbandonare perchè non vediamo il risultato sperato - ma ricordare che sta succedendo qualcosa dentro di noi: stiamo crescendo, stiamo maturando. Chi non si dà per vinto andrá avanti gradualmente ed impercettibilmente creando le abitudini e la tempra che gli permetterà di sostenere il successo quando finalmente questo si materializzerà. Il trionfo non è che un processo che porta tempo e consacrazione, un processo che esige l'imparare nuove abitudini e ci obbliga a scartarne altre. Un processo che esige cambiamenti, azioni e formidabili doti di pazienza.

  • Gōshin Ryū (護神流)

    In un silenzio solenne, l'aria intrisa dell'odore di incenso e legno antico, lo shinobi abbassa il capo. Il ginocchio destro tocca il tatami con precisione millimetrica, mentre la mano destra si posa a terra, dita chiuse, e la sinistra rimane pronta sull'elsa della lama, in un gesto che mescola devozione assoluta e vigilanza costante. Ecco il significato dei simboli dinanzi ai quali l’ombra si inchina: Il Vessillo del Gōshin Ryū Il vessillo non è solo un pezzo di stoffa, ma il cuore pulsante di una dottrina segreta. Gōshin Ryū (護神流) : Il nome della scuola o dello stile. Letteralmente significa "Stile della Protezione Divina" o "Scuola del Dio Guardiano". Indica una missione che trascende il semplice omicidio: lo shinobi è un protettore dell'ordine invisibile. Kage no Michi (影の道) : La scritta inferiore, "La Via dell'Ombra". È il codice di condotta del guerriero: agire senza essere visto, servire senza essere celebrato, morire senza lasciare traccia. Il Kanji Centrale - Mamoru (護) : Il grande carattere al centro significa "Proteggere" o "Difendere". È il perno morale di tutto il clan. Il Cerchio dei Kuji-in Attorno al kanji centrale, incastonati in nove sfere rosse, si trovano i caratteri del Kuji-kiri, i nove tagli della mano che conferiscono poteri spirituali e mentali: | Simbolo | Significato | Attributo | | Rin (臨) | Forza | Vigore mentale e fisico | | Pyō (兵) | Energia | Direzione del flusso di energia | | Tō (闘) | Armonia | Equilibrio con l'universo | | Sha (者) | Guarigione | Controllo del proprio corpo | | Kai (皆) | Intuizione | Percezione del pericolo | | Jin (陣) | Consapevolezza | Lettura dei pensieri altrui | | Retsu (列) | Dimensione | Controllo del tempo e dello spazio | | Zai (在) | Creazione | Connessione con gli elementi | | Zen (前) | Illuminazione | Invisibilità e completezza | L'Atmosfera nel Dojo Sullo sfondo, le rastrelliere espongono Katana e Naginata, silenziose testimoni di generazioni di addestramento. Lo shinobi sa che il fiore di ciliegio (Sakura) dorato sotto il kanji centrale rappresenta la bellezza della vita, ma anche la sua estrema brevità: pronto a cadere nel momento di massimo splendore, proprio come un guerriero in battaglia. "Nell'ombra servo, nella protezione risiedo. La mia vita è il sentiero, la mia morte è il sigillo." Lo shinobi mantiene la posizione, attendendo l'ordine che lo trasformerà ancora una volta in un soffio di vento nell'oscurità.

  • Takamatsu Toshitsugu Keiko

    Ripropongo questo post fatto nel 21/08/2018 ridandogli nuova vita e sottotitoli. Un piccolo reperto storico inedito che ho procacciai nel web e che condivido con voi. E' la storia della vita di Takamatsu Toshitsugu, finalmente sottotitolata in italiano da me. ( Sto valutando un doppiaggio.) Se osservate bene possiamo scorgere insieme ad un Anziano Takamatsu (ma dal corpo a quanto pare in gran forma) un giovane Hatsumi e tante facce a voi sconosciute ma oggi famose nel mondo del Budo... Questa era la realtà di tanti anni fà... Davvero un peccato non averlo potuto vedere dal vivo... Edit: Come promesso di sono dato da fare e ho rinnovato totalmente il filmato come promesso. Ora non sono e' doppiato in italiano ma presenta nuove immagini a risoluzione maggiore. Spero di aver fatto cosa gratida e che possa servire a conoscere takamatsu Sensei ad un pubblico piu vasto.

  • Makgokoro ni Masarei

    Questa frase e' invece qualcosa di cui parlavamo giorni fa al dojo. Un concetto molto chiaro ai praticanti di vecchia data ma cosi difficile da comprendere per i piu piccoli o i nuovi arrivati. Makgokoro ni masa rei... Il Cuore puro. Perchè è importante il cuore puro? Bhe siamo all'interno di un dojo, stiamo apprendendo arti marziali e nello specifico una molto pericolosa, se non mortale che fa spesso utilizzo di armi e tecniche molto dolorose. Senza un cuore puro rischieremmo di far apprendere tutto cio' a qualche criminale (dal cuore cattivo) che potrebbe usarle per i suoi scopi personali o per far male alla gente. E noi questo non lo vogliamo. Quindi il concetto diventa "Studiare in maniera diligente, con tenacia e senza mai arrendersi" (e qui quel Ninja Ikkan del post precedente) con un cuore puro (Makgokoro) sopra ogni cosa (Masarei). Questo riprende il famoso concetto di salire sul tatami lasciando fuori tutti i problemi della vita, i sentimenti negativi e le distrazioni, lasciando solamente la voglia e la passione per la via del Ninja (Ninpo). Eppure anche qui alcuni Kanji possono prendere diversi significati ed ecco che "Masa" prende il significato di corretto o vero e "Rei" diventa invece Spirito. Quindi la parte del "sopra ogni cosa" diventa con "un vero spirito". Stesso significato... impatto profondamente diverso. Devi allenarti con un cuore puro e un vero spirito guerriero.

  • La stirpe vivente: Takamatsu, Hatsumi e il mondo moderno

    Affinché il ninjutsu sopravvivesse alla modernizzazione del Giappone nel XIX e XX secolo, era necessario che i praticanti fossero disposti a perpetuare le proprie tradizioni attraverso un'epoca in cui la funzione operativa origìnaria dell'arte era scarsamente sfruttata. Il píů significativo di questi portatori fu Takamatsu Toshitsugu (1898-1972). Takamatsu rivendicava la discendenza da diverse scuole marziali classiche, tra cui il Togakure Ryu ninjutsu, una delle più antiche tradizioni ninjutsu documentate, le cui origini si dice risalgano a Daisuke Togakure nel XII secolo. Takamatsu si allenò intensamente e alla fine divenne la persona attraverso cui sarebbe fluito gran parte di ciò che è soprawvissuto della tradizione Shinobi classica. Il suo allievo più importante fu Masaaki Hatsumi, nato nel 1931, che si allenò con Takamatsu per quindici anni e alla morte di Takamatsu nel 1972 ereditò la direzione di nove scuole marziali classiche. Hatsumi fondò I'organizzazione Bujinkan, la Divine Warrior Hall, attraverso la quale condivise sistematicamente questi lignaggi con studenti provenienti dal Giappone e sempre più, da tutto il mondo. La trasmissione globale del ninjutsu attraverso la Bujinkan di Hatsumi non si limitò a esportare tecniche. Esporto un quadro filosofico. La consapevolezza che l'allenamento nelle arti marziali, condotto correttamente, sviluppa non solo le capacità fisiche, ma anche le qualità mentali e caratteriali che la tradizione Shinobi aveva sempre posto al centro della sua pratica. Storia del Ninjutsu nel Dojo moderno Oggi, il ninjutsu è praticato nei dojo di tutto il Giappone e in moltissimi dojo sparsi per tutto il mondo. Gli studenti studiano schemi dì movimento classici, armi storiche e insegnamenti filosofici che riflettono secoli di evoluzione marziale. La maggior parte dei praticanti moderni non si prepara per operazioni militari segrete. Si confronta con una tradizione il cui valore fondamentale è sempre stato lo stesso: lo sviluppo di esseri umani in grado di affrontare la complessità con intelligenza, pazienza e precisione adattiva. Le tecniche insegnate nei dojo contemporanei enfatizzano un'efficienza del movimento, la consapevolezza delľ'equilibrio, la sintonia con l'ambiente e la coltivazione della stabilità psicologica sotto pressione. Questi principi riflettono le realtà storiche che hanno plasmato l'arte: le esigenze del terreno montano, la necessità di operare senza supporto istituzionale in ambienti ostilie e il ricorso all'intelligenza e all'adattabilità piuttosto che alla forza bruta. La dimensione spirituale della tradizione, radicata nella pratica dello Shugendo degli Yamabushi , non è andata del tutto perduta. Molti praticanti seri si dedicano alle dimensioni filosofica e meditativa insieme alle tecniche fisiche, consapevoli, come la tradizione ha sempre insegnato, che queste due dimensioni non sono mai state concepite per essere separate. L' eredità duratura degli Shinobi La storia del ninjutsu non è una storia di guerrieri mistici nascosti nella leggenda, é una storia di ingegno umano plasmato da circostanze difficili la brutalità della guerra civile, l'isolamento delle comunità montane, la radicale disciplina spirituale degli Yamabush i e gli incontri con le forze misteriose che la tradizione conosce come tengu. Dalle comunità montane di Iga e Koga ai campi di battaglia del periodo Sengoku, gli Shinobi svilupparono metodi che privilegiavano la consapevolezza e la strategia rispetto alla forza bruta. Attraverso Takamatsu e Hatsumi, questa tradizione attraversò gli oceani. Attraverso le migliaia di praticanti che si allenano nei dojo di tutto il mondo oggi, continua a evolversi, plasmata dalle complessità altrettanto impegnative della vita moderna. Gli Shinobi sapevano che la forza da sola raramente determina la sopravvivenza. Consapevolezza, pazienza e movimenti intelligenti si dimostrano spesso molto più potenti. È questa saggezza silenziosa, plasmata e affinata attraverso secoli di esperienza, trasmessa attraverso lignaggi straordinari dall'incontro con qualcosa di piů antico e estraneo ai normali documenti storici, che continua a definire l'eredità del ninjutsu. La montagna è sempre stata la prima maestra. Richiede pazienza. Richiede silenzio. E nel suo silenzio, rivela tutto.

  • La vera storia del Ninjutsu

    La storia del ninjutsu è spesso oscurata dal mito. La cultura popolare ha riempito I'immaginario con guerrieri mascherati che saltano sui tetti, svaniscono in nuvole di fumo o esercitano strani poteri che sfidano ogní spiegazione comune. Queste immagini, sebbene divertenti e non del tutto errate, raramente riflettono la realtà della tradizione. II ninjutsu non è nato come combattimento teatrale o magia segreta. È emerso da un'esigenza molto pratica : la sopravvivenza in un periodo di instabilità politica, conflitti violenti e costante incertezza. Per comprendere le origini del ninjutsu, bisogna guardare oltre le leggende e addentrarsi nel paesaggio storico del Giappone feudale, tra le sue montagne, i suoi templi e le correnti spirituali che scorrevano sotto la superficie della sua cultura guerriera. Questo post approfondisce le radici specifiche degli asceti di montagna che hanno seminato la tradizione, dei maestri mitici che ne hanno plasmato la filosofia interiore e dei clan di lga e Koga, le cui famiglie l'hanno formalizzata in uno dei sistemi marziali più sofisticati che il mondo abbia mai conosciuto. Le origini dello Shinobi: preparazione del terreno La parola Shinobi deriva da caratteri che significano "nascondere" o "sopportare". Molto prima che una tradizione ulficiale portasse quel nome, le pratiche che l'avrebbero definita stavano giả prendendo piede negli angoli più remoti dell'arcipelago giapponese. Dal VII secolo in poi, alcune comunità nelle regioni montuose del Giappone svilupparono metodi segreti di resistenza, raccolta di informazioni e movimento strategico che si sarebbero evoluti nel corso dei secoli in quello che oggi chiamiamo Ninjutsu. Gli Shinobi non sono nati da un singolo momento fondativo o da un singolo fondatore. Sono nati da generazioni di vita in montagna, instabilità politica e dalla straordinaria tradizione spirituale degli Yamabushi . Le comunità montane di lga e Koga Le radici più antiche del ninjutsu come tradizione riconosciuta e organizzata sono strettamente legate a due regioni limitrofe dell'Honshu centrale: la provincia di lga e la provincia di Koga . Sebbene separate solo da una catena montuosa, ciascuna di esse sviluppò una propria cultura, strutture di clan e metodi distinti, e le loro storie divergono tanto quanto convergono. II periodo Sengoku: quando gli shinobi divennero indispensabili Il ruolo degli Shinobi divenne molto più significativo durante l'era Sengoku, il periodo degli Stati Combattenti in Giappone, quando decenni di conflitti civili tra signori della guerra rivali crearono una domanda insaziabile di esattamente ciò che i praticanti di lga e Koga offrivano: intelligence, operazioni segrete e la capacità di influenzare l'esito delle campagne senza dover combattere in campo aperto. Un singolo pezzo di intelligence accurato poteva determinare I'esito di uan'intera campagna. In quel contesto, gli Shinobi non erano soldati. Erano la risorsa strategica più preziosa che un comandante potesse impiegare. Periodo Sengoku - seconda e terza battaglia di Kawanakajima La caduta di Iga e la dispersione della conoscenza Nel 1581, in un'operazione nota come Tensho iga no Ran, il signore della guerra Oda Nobunaga lanciò una massiccia invasione della provincia di lga con un esercito di decine di migliaia di uomini. Gli Shinobi di lga combatterono con ogni tecnica disponibile, imboscate, incursioni notturne, guerriglia, disordini psicologici, ma alla fine furono sopraffatti. La regione fu devastata e molte famiglie Shinobi furono costrette a disperdersi in tutto il Giappone. Ironicamente, questa catastrofe assicurò la sopravvivenza di ciò che Nobunaga cercava di distruggere. La dispersione porto la conoscenza di lga in tutto il Giappone. Molti sopravvissuti entrarono al servizio di Tokugawa leyasu , che diede loro rifugio e avrebbe fatto affidamento sulle loro abilitå per consolidare la propria ascesa al potere. La caduta di Iga come entità politica non distrusse il ninjutsu, lo disperse e disperdendolo, assicurò che nessuna singola vittoria militare potesse mai estinguerlo completamente. Iga no Ran I periodo Edo: dall'operazione alla codificazione La lunga pace dell'era Tokugawa trasformò il ninjutsu da un sistema necessario in tempo di guerra a una tradizione marziale preservata atraverso testi e insegnamenti. Fu durante questo periodo che i Bansenshukai, gli Shoninki e i Ninpiden si dedicarono alla scrittura, riconoscendo che la conoscenza custodita solo nella memoria vivente non poteva sopravvivere indefinitamente, Le tecniche passarono dalla pratica operativa alla trasmissione filosofica e marziale, tramandate ora da insegnante ad allievo tramite un addestramento strutturato piuttosto che tramite l'impiego sul campo di battaglia, I principi fondamentali, la consapevolezza, la pazienza e l'adattabilità rimasero invariati. Bansenshukai

  • Gli Yamabushi: asceti di montagna e fondamento spirituale degli Shinobi

    Per capire da dove provengono veramente gli Shinobi, bisogna prima capire lo yamabushi. Gli Yamabushi, Il cui nome si traduce approssimativamente come "coloro che giaccione sulle montagne", erano asceti praticanti di un percorso spirituale noto come Shugendo. Quesia tradizione esoterica, che fondeva elementi di Buddhismo, Shintoismo e Taoismo, sosteneva che le montagne fossero spazi sacri carichi di potere divino e che gli esseri umani potessero sfruttare questo potere attraverso una disciplina fisica e spirituale estrema. Lo Shugendo  trae le sue origini dal leggendario sant'uomo  En no Gyõja  (En no Ozunu/Ozono/Otsuno), (nato nel 634 d.C. a Katsuragi (attuale prefettura di Nara) e morto intorno al 700-707 d.C.), che si dice abbia vissuto alla fine del VIl secolo sui monti Katsuragi, vicino alla penisola di Izu. Secondo la tradizione, En no Gyoja fu esiliato sulle isole Oshima, dove continuò a praticare severe austerità e acquisi abilità straordinarie attraverso la sua comunione con le forze della natura. È considerato il patriarca fondatore dello Shugendo e attraverso lo Shugendo, l'antenato spirituale di quello che sarebbe diventato un elemento strutturale della tradizione del Ninjutsu. Le pratiche degli yamabushi erano rigorose a tal punto da sfidare i limiti della resistenza umana. Gli iniziati si sottoponevano a estenuanti pellegrinaggi in montagna chiamati kaihögyo, trascorrendo anni attraversando terreni accidentati con ogni condizione atmosferica, digiunando, meditando sotto cascate ghiacciate, camminando su carboni ardenti e sopportando rituali di pre-morte e rinascita simbolica.  L'obiettivo non era la mera esistenza fisica, ma la dissoluzione del sé ordinario e l'emergere di un praticante fluido, in sintonia con se stesso e capace di una percezione e una resilienza straordinarie. Nessun resoconto della storia del ninjutsu sarebbe completo senza parlare del tengu e nessun argomento nell'intera tradizione si colloca più scomodamente al confine tra storia e mito. I tengu  sono esseri soprannaturali profondamente radicati nel folklore giapponese. Nelle loro prime raffigurazioni, erano spaventose creature simili a uccelli, associate a disastri e disordini. Nel corso dei secoli, la loro immagine si è evoluta notevolmente. Nel Medioevo, i tengu avevano assunto un significato più sfumato : esseri potenti che abitavano le profonditè delle montagne, pessedevano un'antica saggezza e, secondo numerose leggende. fungevano da inseananti di arti marziali e spirituali per essere umani eccezionali. I grandi tengu, noti come dai-tengu , erano tipicamente raffigurati con sembianze umane combinate a caratteristiche ultraterrene: nasi allungati, vesti piumate e ali capaci di coprire grandi distanze in pochi istanti. Erano raffigurati come pericolosi per gli indegni, ma come maestri trasformativi per coloro che avevano dimostrato il loro valore attraverso la sofferenza e la sincerita. La leggenda più famosa che collega il tengu alla tradizione marziale riguarda Minamoto no Yoshitsune , uno dei più grandi guerrieri della storia giapponese. Secondo Ia tradizione, da giovane Yoshitsune si ritirò nelle foreste del monte Kurama, vicino a Kyoto, dove incontrò il grande tengu Sojobo , il re di tutti i tengu. Sotto la tutela soprannaturale di Sojobo, Yoshitsune apprese uno stile di combattimento che trascendeva le normali capacità umane: movimenti rapidissimi, gioco di gambe non ortodosso, la capacità di leggere l'intenzione dell'avversario prima che potesse agire. Gli abitanti di lga e Koga avevano le loro tradizioni legate ai tengu. Nelle fortezze montane di queste province, i tengu non erano considerati semplici favole, ma presenze intessute nella realtà spirituale del paesaggio. Gli yamabushi che praticavano lì riferivano regolarmente di incontri con i tengu durante le loro pratiche di ritiro profondo. Interpretati non come illusioni, ma come autentiche iniziazioni: un contatto con una saggezza che trascendeva la comune comprensione umana. Secondo la tradizione, da questi tengu gli abitanti di lga e Koga ricevettero i loro insegnamenti piú essenziali: tecniche specifiche di movimento che non lasciavano traccia, metodi di disturbo psícologico e la capacità di leggere il flusso degli eventi abbastanza bene da agire prima che le conseguenze si materializzassero. Che si legga il tengu come un essere soprannaturale letterale, come una metafora dei maestri yamabushi che trasmisero la conoscenza esoterica o come espressione del misterioso incontro con le forze più profonde della natura, il risultato è lo stesso. Il tengu rappresenta qualcosa di iriducibile nel cuore del ninjutsu: la consapevolezza che le abilità più elevate non possono essere acquisite solo attraverso l'istruzione ordinaria, ma solo attraverso l'incontro con qualcosa di più grande, estraneo e impegnativo del semplice essere umano.

  • Le comunità montane di lga e Koga

    Provincia di lga : il cuore degli Shinobi La provincia di lga, corispondente all'incirca all'attuale prefettura di Mie, era caratterizzata dal suo isolamento. Circondata da montagne su tutti i lati e priva di un grande fiume che la sfociasse nel mare, Iga sì sviluppò indipendentemente dai principali centri di potere del Giappone. Poiché lga non aveva potenti governanti esterni in grado di imporre un'autorità centrale, il suo governo ricadde sulle famiglie locali che formarono alleanze cooperative piuttosto che struture di potere gerarchiche. Questa organizzazione sociale decentralizzata, insolita nel Giappone feudale, incoraggiava un particolare tipo di intelligence strategica. I clan principali di Iga erano gli Hattori, i Momochi e i Fujibayashi. Ognuno di essi manteneva le proprie tradizioni e metodi di allenamento, ma tutti e tre partecipavano alla più ampia comunità di conoscenze che caratterizzava l'approccio di Iga alle arti marziali e strategiche. II clan Hattori  è il più documentato storicamente dei tre. Il loro membro più famoso, Hattori Hanzo (1542-1596) servi il signore della guerra Tokugawa leyasu come comandante militare e stratega di straordinaria efficacia. La reputazione di Hattori Hanzo era tale che il suo nome divenne sinonimo di eccellenza ninja per generazioni. Gli Hattori erano noti in particolare per le operazioni di intelligencel e la guerra psicologica: la gestione di informazioni e percezioni per plasmare gli eventi prima che il conflitto aperto diventasse necessario. Il clan Momochì  diede vita a una delle figure più leggendarie dell'intera storia del ninjutsu: Momochi Sandayu . Uomo di straordinaria astuzia, si dice che Sandayu gestisse tre famiglie separate sotto tre identità diverse, compartimentando la sua vita in modo cosi completo che nessun singolo filo di informazione su di lui avrebbe potuto svelare l'insieme. A lui si attribuisce lo sviluppo e la codifica di molte delle tecniche fondamentali del ninjutsu di Iga. Il clan Fujibayashi  contribuì con qualcosa di diverso ma altrettanto essenziale: una documentazione sistematica. Fujibayashi Yasutake è considerato il principale compilatore del Bansenshukai , il testo scritto più completo sul ninjutsu mai prodotto, completato nel 1676. Questa straordinaria opera si compone di oltre venti volumi e copre tutto, dalla strategia psicologica e la filosofia dellinganno a tecniche specifiche per l'infiltrazione, l'accensione del fuoco e l'uso delle armi. Cio che rendeva il ninjutsu di Iga filosoficamente distintivo era il suo principio fondamentale: la conoscenza è ľ'arma suprema . Prima di intraprendere qualsiasi azione, l'abile Shinobi cercava di comprendere il territorio, iI nemico, la situazione politica e i movimenti delle lealtà. L'intelligenza precedeva ogni altra cosa. Provincia di Koga : la tradizlone più silenziosa La storia del ninjutsu di Koga, originario di quella che oggi fa parte della prefettura di Shiga, è considerevolmente piu difficile da ricostruire rispetto a quella di lga e questa difficoltà è di per sé rivelatrice. Mentre la tradizione di Iga ha prodotto testi come il Bansenshukai e una discendenza di praticantì ben documentata, la tradizione di Koga ha operato in una segretezza piú profonda e ha lasciato meno documenti scritti La tradizione vuole che il ninjutsu di Koga fosse praticato da ben cinquantatré famiglie distinte, le cosiddette Cinquantatré Famiglie di Koga, ciascuna con i propri metodi e specializzazioni. Le più importanti tra queste erano i clan Mochizuki, Ugai, Naiki e Akutagawa . Il clan Mochizuki , in particolare, è spesso citato nelle tradizioni orali come uno dei lignaggi Koga più antichi e influenti, con radici che si dice risalgano al periodo Heian. Se il ninjutsu di lga enfatizzava l'intelligenza strategica, le tradizioni di Koga ponevano un'enfasi leggermente maggiore sulla conoscenza farmacologica, sull'uso di erbe medicinali, veleni e preparati chimici, nonché sull'arte del travestimento. I praticanti di Koga erano considerati maestri dell'henso-jutsu , I'arte della trasformazione e della completa assimilazione nel paesaggio umano circostante. Un praticante di Koga non spariva nell'ombra. Scompariva alla vista. Poiché da Koga sono sopravvissuti meno testi, gran parte di ciò che sappiamo proviene da resoconti difficili da verificare con precisione accademica . Il loro occultamento storico potrebbe essere di per sé la testimonianza più convincente della loro arte.

  • Kūkan ( 空間): “Comprendere e padroneggiare lo spazio”.

    Il kūkan (空間) nella Bujinkan rappresenta il " vuoto " o lo spazio di relazione tra tori (chi esegue) e uke (chi subisce). È un concetto cardine nel Bujinkan Dōjō Budō-taijutsu, fondamentale per controllare la distanza, il tempo e la posizione dell'avversario, manipolando il vuoto per vincere. Nella Bujinkan non combattiamo contro una persona: ci muoviamo nello spazio. Questo spazio si chiama Kūkan. Kūkan significa "spazio", ma non solo spazio fisico. Include: distanza, tempo, angolo, ambiente e relazione tra i corpi. Quando si capisce il Kūkan, la tecnica smette di essere forzata. Non si spinge, non si blocca, non si scontra: si entra, si esce e si guida. Un praticante che capisce il Kūkan non ha bisogno di forza, non si affronta direttamente, usa l'ambiente come alleato, fa sì che l'avversario si squilibri da solo. Ecco perché nella Bujinkan le tecniche cambiano continuamente. Non cerchiamo di ripetere le forme, ma di adattarci allo spazio che cambia. Dominare il Kūkan è capire che il nemico non è la persona, ma la posizione sbagliata e l'errore non è nella tecnica, ma nel luogo da cui viene eseguito. Ecco i punti chiave sul kūkan : Definizione: Significa "spazio" o "dimensione", ma nella pratica è un "vuoto pieno" che si può percepire e controllare. Gestione del Combattimento: Il kūkan è utilizzato per manipolare l'equilibrio e il movimento dell'avversario, agendo come i fili di una marionetta. Controllo dello Spazio: Il controllo del kūkan è paragonato a una partita a scacchi, in cui la conquista del centro è fondamentale. Concetto Marziale: Non è solo assenza, ma un elemento attivo che si comprende naturalmente attraverso la pratica, permettendo di far cadere o controllare l'uke. Tempo e Distanza: Il controllo del kūkan è essenziale per la gestione della distanza e del tempo (timing) nel combattimento. Nel contesto dei dojo, il kūkan si concentra sulla ripetizione costante dei movimenti per trovare fluidità ed equilibrio. Nella Bujinkan, chi controlla lo spazio controlla il risultato.

  • Tempi di Cambiamenti... Gente che va e gente che viene...

    Questo post nasce principalmente per dare il benvenuto a una nuova Kunoichi e a suo figlio. Trattasi di una Kunoichi particolare perchè in primis non e' una pupa (bhe ha un figlio) e secondo ha gia un consistente passato marziale alle spalle. Malgrado provenga da un arte marziale diversa (Jujutsu) è comunque un arte marziale giapponese e la cultura di base e' la stessa. Questo ci facilita da una parte e ci rende il lavoro complesso dall'altra. Cancellare qualcosa di simile e variarlo quanto basta non e' cosa semplice ma spiana la strada per raggiungere ottimi livelli in brevi tempi. Detto questo sono gia tra i nostri ranghi, carichi, abbigliati a dovere e pieni di ottime intenzioni. Il buon Rick e' un eccezione alla regola fatta proprio in virtu della mamma che pratica con noi. E' piccino di età ma molto molto infervorato e se ci si metterà di impegno e costanza questa e' una via che potrebbe cambiargli tutta la giovinezza. Vengono da lontano da una galattica civiltà su una macchina lam... ah no quella e' un altra cosa... ma vengono da lontano e per fare lezione da noi fanno molti kilometri, costringendoli a non poter seguire purtroppo a tempo pieno.. Questo tuttavia mi rende orgoglioso e fiero. Detto questo do il benvenuto a a Rick & Rox augurandogli di percorrere la via del ninpo il piu silenziosamente e fruttuosamente possibile. Detto questo tratto un altro piccolo argomento... giorni fa ero felice di aver finalmente abbattuto il 4 kyu... eppure siamo ancora fermi li. I nostri 4° Kyu si fermano per diverse motivazioni personali, dalla salute a motivi prettamente logistici... e quindi gli equilibri cambiano nuovamente... Chissa cosa succederà in futuro... lo scopriremo solo vivendo!

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Disegno del Soke Masaaki Hatsumi
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