
Consultazione delle antiche pergamene dei post

137 risultati trovati con una ricerca vuota
- E anche questa è andata...
Complimenti a tutti per lo stupendo esame di ieri sera. Dalle cinture piu alte ai nuovi arrivati, da chi si allena tutti i giorni e chi invece per motivi di lavoro può solo ogni tanto abbiamo avuto ottimi risultati e tanto impegno sul tatami. Continuate cosi ragazzi, la via del budo e' questa... condivisione, sudore e tanta passione!!! Edoardo Cosimi, Gabriele Rubino, Francesco Martinelli e Lavinia Marafioti passano all' 8° Kyu Edoardo Cuffaro e Andrea Rossini lasciano la cintura bianca per indossare la verde del 9° kyu ... e ovviamente non poteva mancare la cenona al Giappo direttamente in Keikoji !!!
- Esami di Cintura Maggio 2025
Le prossime sessioni di esami si terranno il giorno giovedi 29 maggio verso le ore 20 Sono idonei a partecipare a questa sessione di esame: 9 Kyu: Andrea Rossini Edoardo Cuffaro 8 Kyu: Edoardo Cosimi Lavinia Marafioti Gabriele Rubino Francesco Martinelli Le prossime sessioni saranno tra circa 2 mesi. Vi ricordo che dopo l'esame andremo a festeggiare al ristorante giapponese "IShin" in Via Vicoforte, 31, 00166 Roma RM di cui dovrete dare conferma di adesione.
- Le serate al dojo... quelle belle
Un piccolo ringraziamento a tutti i miei allievi e agli ospiti venuti da fuori per festeggiare il mio compleanno. Dopo una stupenda serata sul tatami dedicata totalmente all'hanbo jutsu siamo passati poi ad una stupenda cena al Docks & Co.... di quelle che ne puoi uscire solo in un modo. Con i Kaiten 🤣🤣🤣 (per i non addetti ai lavori... rotolando). Grazie a tutti per la presenza, l'affetto e la compagnia stupenda. Ps... e siamo a 48! PPS. Grazie a Roberto Simon per la buonissima Pignolata Siciliana!
- Durata dei Kyu
Facciamo un pò di chiarezza su quelle che sono le tempistiche degli esami di cintura. Premesso che è qualcosa di prettamente personale a varia da maestro a maestro io ho adottato la mia formula che sembra andare bene. E' il percorso che porta allo Shodan, quindi alla cintura nera che, ricordo, non e' che l'inizio del percorso. Potremmo dividere questo percorso in tre fasi di difficolta crescente, un po come fosse... il Ten Chi Jin :) 10 Kyu = 4 Mesi 09 Kyu = 4 Mesi 08 Kyu = 4 Mesi (Totale 1 Anno) 07 Kyu = 6 Mesi 06 Kyu = 6 Mesi 05 Kyu = 6 Mesi 04 Kyu = 6 Mesi (Totale 2 Anni) 03 Kyu = 8 Mesi 02 Kyu = 8 Mesi 01 Kyu = 8 Mesi (Totale 2 Anni) Shodan (Totale 5 Anni)
- Nuovi Arrivi
Seppur ognuno con la propria vita e i propri impegni due nuovi buyu iniziano il loro percorso nella bujinkan. Anche sapendo di non poter seguire tutte le lezioni vogliono comunque esserci ed apprendere tutto quello che possono di questa stupenda arte. Questo è lo spirito giusto e niente può rendermi piu felice ed orgoglioso. Benvenuti Ragazzi Andrea Edoardo
- KUJI-HŌ - Il Metodo delle Nove Parole
Un ringraziamento speciale al Maestro Christian Russo per le informazioni accuratissime di cui ci ha fatto dono. Il Potere dei Nove Segni tra Storia, Esoterismo e Arti Marziali I "nove segni" (Kuji) rappresentano uno degli elementi più affascinanti e misteriosi del buddhismo esoterico giapponese, la cui eco è risuonata anche in Occidente, soprattutto grazie al suo legame, spesso enfatizzato dal cinema, con il mondo del ninjutsu. Ma il Kuji-Hō è molto più di un semplice gesto cinematografico: è un complesso rituale con radici profonde nella storia e nella spiritualità orientale, presente nei manuali tecnici di numerose scuole di arti marziali. Con diverse interpretazioni e applicazioni a seconda delle scuole e delle correnti di pensiero, lo scopo primario del Kuji-Hō era quello di preparare la mente e il corpo a un evento specifico, offrire protezione, favorire la guarigione o, in alcuni casi, persino invocare la maledizione. Per comprendere appieno la sua ricchezza, è necessario esplorarne le origini e le diverse forme in cui si è manifestato nel corso dei secoli. Le Radici Lontane: Dai Mudrā Indiani al Daoismo Cinese La pratica di intrecciare le dita in gesti carichi di significato simbolico affonda le sue radici in tempi antichissimi, manifestandosi in diverse culture in tutto il mondo. In India, nell'ambito induista e buddhista, questi gesti rituali prendono il nome di mudrā. Essi rappresentavano un potente mezzo di comunicazione non verbale, capace di trasmettere concetti complessi e appartenenza a una comunità spirituale. Questi mudrā, con la loro forte carica simbolica, vennero naturalmente integrati nelle arti performative e nell'iconografia religiosa. In Oriente, la concezione olistica che lega mente, corpo e spirito attribuiva a questi gesti un potere che andava oltre la semplice comunicazione, influenzando persino lo stato interiore di chi li compiva. È nel daoismo cinese che il Kuji, nella sua forma verbale, inizia a prendere forma. La sequenza completa di nove fonemi compare per la prima volta nel poema daoista "Bao Pu Zi" ("Il Libro del maestro che abbraccia la semplicità"), scritto da Ge Hong (280-340 d.C.). Nel diciassettesimo capitolo, dedicato all'ascensione di montagne e all'attraversamento di fiumi, l'autore introduce queste nove parole come una preghiera rivolta ai sei dèi daoisti (i generali dello yang), con lo scopo primario di invocare la protezione divina contro le forze avverse. La formula recitava: "臨兵斗者,皆陣列前行" (lín bīng dòu zhě, jiē zhèn liè qián háng). In Giappone il daoismo permeò come molte filosofie e religioni dal "Vecchio Continente" e qui si intrecciò a diverse correnti e elaborazioni. Con esso, la formula delle nove parole rimase invariata, la cui pronuncia divenne Rin (臨), Pyō (兵), Tō (闘), Sha (者), Kai (皆), Jin (陣), Retsu (列), Zai (在), Zen (前) e associata a talismani, litanie, visualizzazioni, gestualità (tagli) o intrecci ("sigilli") con le mani. Scopi dichiarati rimasero la protezione da forze avverse in preparazione ad un importante compito, o l'esorcismo. Le diverse nomenclature del Kuji-Hō Nel corso della sua evoluzione e diffusione in Giappone, il Kuji ha assunto diverse denominazioni, spesso legate al contesto specifico della sua pratica. Ecco un elenco delle principali nomenclature che si possono incontrare: Kuji (九字) : Tradotto letteralmente come "nove caratteri" o "nove parole". Questo è il termine più generale e si riferisce alla sequenza originale delle nove parole cinesi. Kuji-Hō (九字法) : "Il metodo delle nove parole" o "la legge dei nove caratteri". Questo termine indica l'insieme delle pratiche e dei rituali che utilizzano i nove segni. Kuji In (九字印) : "I sigilli delle nove parole". Si riferisce alla combinazione delle nove parole con specifici gesti delle mani (shu-in o ketsu-in, i mudrā induisti). Kuji Kiri (九字切り) : "I tagli delle nove parole". Indica una forma semplificata del Kuji-In in cui le dita vengono utilizzate per tracciare una griglia di tagli immaginari nell'aria, con l'intento di "tagliare" le influenze negative. Kuji no Shingon (九字の真言) : "I mantra delle nove parole". Si riferisce alle litanie o formule (mantra) associate a ciascuno dei nove sigilli, utilizzate durante la meditazione. Kuji Kan (九字観) : "La contemplazione delle nove parole". Indica la pratica di visualizzare le nove parole durante la meditazione. Heihō Kuji-Hō (兵法九字法) : "Il metodo delle nove parole nelle arti marziali". Questo termine specifica l'applicazione del Kuji-Hō nel contesto marziale: in preparazione a una battaglia, per sventare un maleficio o salvare la vita. Kuji Goshinpō (九字護身法) : "Il metodo protettivo delle nove parole". Sottolinea l'aspetto difensivo e protettivo del rituale. Dōkyō Kuji (道教九字) : Si riferisce all'applicazione del Kuji nel contesto del daoismo giapponese (Dōkyō). Mikkyō Kuji (密教九字) : Indica l'utilizzo del Kuji nell'ambito del buddhismo esoterico (Mikkyō), in particolare nella setta Shingon. Shugendō Kuji (修験道九字) : Si riferisce alla pratica del Kuji all'interno dello Shugendō, una forma di ascetismo sincretico giapponese. Ryobu Shintō Kuji (両部神道九字) : Indica l'uso del Kuji nel Ryobu Shintō, una fusione tra buddhismo e shintoismo. Onmyodō Kuji (陰陽道九字) : Si riferisce all'applicazione del Kuji nell'Onmyodō, la Via dello yin e dello yang, che incorpora elementi daoisti e buddhisti. Kuji In: Quando le Parole Prendono Forma In Giappone, il Kuji si è evoluto integrando i mudrā , i gesti sacri delle mani. Questa combinazione di parole e gesti è nota come Kuji In o Kuji no In . Sebbene la precisa origine di questa associazione non sia del tutto chiara, è possibile che sia avvenuta già in ambito daoista o nello Shugendō. L'utilizzo dei mudrā permetteva di dare una forma fisica e visiva alle nove parole, potenziandone l'efficacia simbolica. Ogni tradizione associa sigilli specifici alle nove parole. I più comuni sono: Rin (臨) : Dokkō-In (独鈷印) - Sigillo del fulmine Pyō (兵) : Daikongorin-In (大金剛輪印) - Sigillo del grande fulmine Tō (闘) : Gejishi-In (外獅子印) - Sigillo del leone esterno Sha (者) : Naijishi-In (内獅子印) - Sigillo del leone interno Kai (皆) : Gebaku-In (外縛印) - Sigillo dei legami esterni Jin (陣) : Naibaku-In (内縛印) - Sigillo dei legami interni Retsu (列) : Chiken-In (智拳印) - Sigillo del pugno della saggezza Zai (在) : Nichirin-In (日輪印) - Sigillo dell'anello del sole Zen (前) : Ongyō-In (隠形印) - Sigillo della forma nascosta o dell'invisibilità Questi sigilli sono spesso associati a specifici pianeti, punti cardinali e divinità, creando una complessa rete di corrispondenze simboliche. Kuji Kiri: Il Taglio Energetico Un aspetto del Kuji particolarmente noto in Occidente, almeno nel nome, è il Kuji Kiri. Questa pratica rappresenta una gestualità associata alle nove parole ma separata dal Kuji-In (gli intrecci con le mani) e consiste nell'utilizzare le dita per tracciare quattro linee verticali e cinque orizzontali (o viceversa, a seconda del genere dell'officiante) nell'aria, formando una griglia immaginaria chiamata Dōman. Questo gesto simbolico viene eseguito con l'intento di "tagliare" le influenze negative e la loro energia vitale (inki). Il rituale inizia con la formazione del Tō-In (刀印), un sigillo che simboleggia una spada infoderata. L'officiante "sfodera" la spada e traccia le linee della griglia, associando ogni linea a una delle nove parole. Al termine dei nove "tagli", la griglia viene circondata da un cerchio e tagliata diagonalmente recitando la formula "a-un" ("inizio e fine"). Jūji: La Decima Parola e il Controllo In una variante del rituale, detta Jūji ("dieci caratteri"), viene aggiunto un decimo segno. Questo segno è un kanji tracciato al centro della griglia Dōman e rappresenta l'entità negativa o l'obiettivo che si desidera annientare o controllare. I kanji utilizzati variano a seconda dello scopo del rituale, spaziando dalla protezione alla vittoria, fino al controllo di spiriti o malattie. Kuji no Shingon: La Forza dei Mantra La pratica del Kuji può declinarsi nella recitazione di mantra (in giapponese shingon o jumon), delle formule sacre che facilitano la concentrazione e la respirazione durante la meditazione. Un mantra specifico viene associato a ciascuno dei nove sigilli del Kuji In: una litania che potenzia l'effetto del rituale. La Pratica del Kuji-Hō: Un Rituale Multifattoriale Il Kuji-Hō, nella sua essenza, è un metodo che può assumere diverse forme e scopi. In ambito guerriero, veniva praticato come rituale propiziatorio prima della battaglia, ma anche come tecnica meditativa per raggiungere uno stato mentale ottimale. A differenza di altre forme di meditazione, il Kuji non mira al vuoto mentale, ma alla focalizzazione dell'energia fisica, emotiva e intellettuale verso un obiettivo specifico. Da un punto di vista fisiologico, la combinazione di gesti isometrici e tecniche respiratorie può contribuire a generare calore corporeo, energia e benessere. Come rito di protezione individuale - Kuji Goshinpō, veniva praticato prima di affrontare situazioni pericolose, come rituale esorcistico e, in alcune tradizioni, persino come parte di riti di maledizione. Tracciare l'Amuleto, Possedere la Protezione In un Giappone arcaico, la protezione spirituale era affidata a diverse forme rituali. Tra queste, gli amuleti tracciati su carta o stoffa, spesso con simboli come la griglia Dōman o la stella a cinque punte Seiman, erano particolarmente diffusi. Questi amuleti potevano essere bruciati, portati con sé o applicati su oggetti e armi. Il guerriero invocava la protezione divina anche attraverso incantesimi e l'uso di caratteri sacri (bonji). Il Kuji-Hō è un affascinante esempio di come pratiche spirituali e religiose, credenze popolari e tecniche marziali si siano intrecciate nella storia del Giappone. Dalle sue radici nei mudrā indiani e nella formula daoista cinese, fino alle sue diverse manifestazioni come Kuji In, Kuji Kiri e Kuji no Shingon, il Kuji rappresenta un potente strumento simbolico e rituale, capace di influenzare la mente, il corpo e lo spirito di chi lo pratica. Che si tratti dell'iconografia di un guerriero in procinto di affrontare la battaglia, di un monaco in meditazione o di un praticante di arti marziali alla ricerca della concentrazione, il Kuji-Hō continua a esercitare un fascino intramontabile, testimoniando la ricchezza e la complessità della tradizione culturale, spirituale ed esoterica giapponese.
- "通夜 (Tsuya)"
"Tsuya" viene solitamente tradotto come "veglia" ed è la cerimonia che si svolge la sera prima del funerale, ma può anche significare "una veglia notturna presso una salma". Significa accompagnare una persona cara nel suo ultimo viaggio. La veglia, la cerimonia, ha visto circa 200 ospiti venire a porgere i loro omaggi. La fila di persone si estendeva fuori dalla sala. Persone che non vedevo da anni sono venute a salutarmi e a esprimere le loro condoglianze. Dopo la cerimonia di quella sera, abbiamo appreso che l'impresa di pompe funebri offriva anche l'uso delle sue strutture per una veglia notturna. L'altro significato di 通夜. Anche se non eravamo affatto preparati per una cosa del genere, dopo una discussione tra la manciata di noi giovani studenti del Sensei che erano venuti e la famiglia, fu deciso che avremmo accettato questa offerta. Sei di noi si sono diretti rapidamente a prendere vestiti extra e articoli essenziali, poi ci siamo fermati a prendere cibo e bevande. E così io e altri cinque amici e compagni di studio abbiamo trascorso l'ultimo tempo con il Sensei. Mangiare buon cibo con brave persone. Brindare al Sensei mentre condividevamo ricordi. Confortarci a vicenda nel nostro dolore. Ci sono state molte risate tra le lacrime. Poi, mentre il sole stava sorgendo, abbiamo imballato tutto ciò che avevamo portato e ci siamo preparati per il funerale. Sarò per sempre grato per il tempo che Ishizuka Sensei mi ha gentilmente dedicato e sono felice di aver potuto ricambiare, anche se in minima parte, attraverso la 通夜." Gentilmente condiviso dai ragazzi dello Bujinkan Ishizuka Sydney Dojo
- Esami 30/01/25: L'orgoglio di un Maestro
Seppur io sia ancora lontano dal definirmi un Maesto rispetto a personaggi incredibili che ho avuto il piacere di conoscere, posso affermare che insegnare è il miglior modo di apprendere. I buyu che condividono con me il tatami mi offrono la possibilità e la volontà di studiare sempre di più e con le loro domande creano nuovi punti di vista con cui sviscerare argomenti trattati differentemente in passato. Ciò che poi è motivo di orgoglio è il vederli crescere e affrontare gli esami di cintura nel migliore dei modi. Scorgere tutte le ore e le parole spese li in ogni loro movimento e in ogni loro spiegazione. Complimenti a tutti, continuate cosi!
- Ken Tai Ichi Jo
城泰一 Il Ken Tai Ichi Jo è un concetto fondamentale nell'uso delle armi all'interno di un combattimento armato per un Ninja. Letteralmente parlando possiamo tradurlo come "Arma corpo uno uomo"... un pò come dire corpo e arma sono una cosa sola. Il sistema di combattimento del Ninjutsu ha come principio generale quello di avere vantaggio da ogni tipo di situazione con lo scopo primario di sopravvivere e secondario di supremazia. Ciò si collega a un’ altra caratteristica del Ninjutsu: l’assenza di forme o kata. Le cause di questa scelta, da parte dei maestri Ninja durante la storia, possono essere molteplici. In primis, proprio perché il ninjutsu era un’ arte forgiata sul “campo” della vita , non segue le “forme schematiche” poiché nella vita non troviamo qualcosa di schematico ma la vita e soprattutto il combattimento è qualcosa di dinamico e di vivo. Un altro motivo è di ordine puramente filosofico-religioso: i kata, in Giappone ma anche in Cina sono stati introdotti all’interno del contesto del Buddhismo Zen , come una modalità per imparare le tecniche e “meditare nell’azione”. Il Ninjutsu invece si è diffuso all’interno del Buddhismo tantrico e quindi in esso si è data maggiore importanza all’azione spontanea ed imprevedibile, dove sono congiunti apertura e dinamismo. Seguendo ciò, nel principio del Ken Tai no ichi, non c’è una persona che impugna un’arma o che da un colpo ma entrambi sono fusi insieme in modo non duale con la situazione. Grazie a questo principio tutto l’essere, composto da corpo-energia e mente sono in ogni colpo, producendo una potenza tale da abbattere l’avversario senza il bisogno della supremazia muscolare. Nel Ninjutsu, il torso ed in particolare l’ hara, il baricentro o centro del corpo, insieme con i movimento dei piedi fanno il lavoro principale lasciando gli arti compiere il resto, permettendo di sviluppare fluidità, coordinazione, potenza e scioltezza. Non bisogna più pensare a un corpo che impugna un’arma, o a un’arma che condiziona il movimento del corpo, ma al corpo che si fonde con l’arma diventando un’unica cosa, in sinergia. L’energia dell’arma completa quella del corpo. L’arma non è prolungamento del corpo, nel combattimento l’arma è il corpo! Vi sono 4 fasi per apprendere questo concetto e renderlo concreto, mediante l’allenamento: Impratichirsi con l’arma, maneggiarla per prendere familiarità/ entrare in confidenza con essa Impratichirsi col lavoro in piedi, studiando le tecniche base di attacco e difesa previste Studiare il ma-ai nel combattimento con un’altra persona dotata della stessa arma Sentire il respiro del combattimento, il ritmo, non solo come velocità di chi ti attacca ma soprattutto come fonte di percezione, variazioni di distanze e tempi, posizioni e tecniche. Entrare in sinergia con tutti i movimenti richiede anni di duro lavoro, con qualsiasi tipo di arma, basta scegliere quella più congeniale a te e applicare il principio ken tai ichi jo, seguendo le 4 fasi qui sopra elencate. Questo concetto prevede oltretutto il sapere sempre dove sono collocati i propri arti all'interno dello spazio e del tempo; vado a spiegarmi meglio. Molti allievi incontrano spesso problemi nell'utilizzo della spada e nell'applicazione del Ken tai ichi jo nel momento in cui focalizzano la loro attenzione nel braccio che usa l'arma. Per poter rimediare a questo bisogna iniziare sempre tenendo le braccia e i gomiti attaccati al corpo. Qualunque cosa tu faccia con una nuova arma devi iniziare lentamente. Il primo risultato è evitare di ferirsi da soli. Un'arma non ha coscienza e nessuna intenzione. Si muove in modo naturale seguendo le leggi del jû ryoku (gravità). Un'arma non è impressionata dal tuo grado, farà ciò che i tuoi movimenti del corpo gli fanno fare. Pertanto un'arma deve diventare veramente una "estensione naturale" del tuo corpo / mente per evitare incidenti. La sicurezza e la facilità sono i risultati naturali di prove lunghe e pesanti quindi alleni lentamente i tuoi movimenti di katate e controlla sempre l'altro braccio. La tua sicurezza (e quella dei tuoi vicini) dovrebbe essere sempre la tua prima preoccupazione nell'addestramento. Non essere troppo presuntuoso riguardo alle tue capacità, impara passo dopo passo e mantieni il braccio libero verso il tuo corpo. #KenTaiIchiJo #7Kyu
- I primi esami di cintura del 2025...
...saranno per la prima volta svolti da tutto il Nesshin Ryu Dojo. Ad oggi per rispetto di tempistiche e diversita di gradi non sempre tutti i praticanti potevano svolgere gli esami di cintura insieme. Invece nel 2025, alla fine di Gennaio, giovedi 30, si svolgeranno i primi esami del dojo dove tutti saranno chiamati a passare di grado. Gli idonei a presentarsi a questo esame sono stati allertati e sono: Valerio Allocca in esame per il 6° Kyu Dani Cannizzaro - Alessio Cappellanti in esame per il 7° Kyu Enzo Graziani - Roberto Simon in esame per il 8° Kyu Edoardo Cosimi - Lavinia Marafioti - Gabriele Rubino - Francesco Martinelli in esame per il 9° Kyu Detto questo... Auguro a tutti un Aruki sicuro e deciso sulla nostra via della guerra...
- L'aspetto cambia, il drago resta!
Giorni fa ho deciso di dare una svecchiata al logo del dojo. Ovviamente Il nostro amato draghetto stilizzato rimarra il logo ufficiale per praticità e riconoscibilità. Ma volevo una versione piu fica. molto più fica, magari da usare sulle magliette o in animazioni o eventi particolari. Visto che in teoria quel drago sarei io... ho pensato che l'espressione fosse fondamentale e che in quanto Nesshin (ardente) il drago dovesse essere un drago rosso di fuoco. Detto questo, vediamoli a confronto. Ecco a voi il nostro nuovo Dragone Ardente.
- I primi esami alla Bracelli Club
E siamo arrivati in vista del primo esame del corso iniziato alla Bracelli Club. Un solo candidato idoneo, Andrea, per il momento causa una serie di eventi sfortunati. Ma lui ha studiato e si e' preparato ed e' giusto che inizi a camminare lungo la via del Ninpo.









