
Consultazione delle antiche pergamene dei post

Search this site
143 risultati trovati con una ricerca vuota
- La nuova Tavola del Dojo
Con gli ultimi saluti fatti da parte della nostra unica kunoichi il dojo torna ad essere prettamente maschile. Le tante lacrime e l'unione creata nel gruppo mi ha portato a ragionare su un paio di cose... Ma prima di parlare di questo porgo il mio saluto a Lavinia che per motivi prettamente pratici e di distanza è costretta a lasciare il dojo in attesa di tempi migliori (o di raggiungere la maggior età). Sei stata la nostra unica kunoichi, sei stata bravissima a livello di budo e una piccola mascotte per il corso. Sentiremo la tua mancanza Lavi. Detto questo e in onore suo, ho pensato che nella tavola del dojo era giusto mettere chi, in un modo o nell'altro, ha frequentato il tatami della Nesshin Ryu dojo e che per qualche motivo non può piu essere fra noi. Quindi sul lato di destra ora sono visibili, su tavole color legno, tutti i nomi di quelli che nel tempo mi hanno chiamato sensei. Sappiate che ricordo con affetto ognuno di voi e che a vostro modo, mi avete lasciato qualcosa, contribuendo ad essere chi sono ora. Arigatou gozaimashita a tutti, dal profondo del mio cuore. Link alla nuova tavola del Dojo
- Cosa si cela dietro la parola NINJA?
Il termine shinobi no mono , letto anche ninja (忍者) , deriva dal verbo shinobu (忍ぶ) , che significa “sopportare”, "nascondere" “perseverare” o “resistere in silenzio”. Il kanji Nin/Shinobu è composto da due parti: il filo della spada, yaiba (刃) , e il cuore, kokoro (心) . Si può interpretare il significato di Nin/Shinobi come una ferita viva nel cuore, qualcosa di sepolto che si sopporta. Oppure come la consapevolezza del pericolo, il sentire nella propria carne il filo della lama (刃). Così, shinobi no mono (忍びの者) significa “colui che sopporta profondamente (nel cuore)”, mentre ninja (忍者) può essere interpretato come “colui che mostra perseveranza, o che diventa un esempio vivente di resistenza”. In conclusione, una persona il cui contesto sociale, la cui missione e la cui vita hanno forgiato spirito, cuore e corpo sviluppa la pazienza (nintai*, 忍耐) e la perseveranza per raggiungere una certa padronanza delle emozioni. Un ninja, dunque, non è un guerriero spettacolare. È semplicemente un essere umano che, grazie alla disciplina, ha imparato a conoscersi in profondità. Questo non significa che sia perfetto. Significa che ha intrapreso un vero lavoro interiore, lucido e continuo. Si potrebbe pensare che questa via sviluppi automaticamente qualità come il coraggio o il discernimento, ma in realtà, se una persona non possiede già un minimo di pazienza o di resistenza, non reggerà. Il cammino è lungo, esigente, talvolta frustrante. Un’altra distinzione importante: in giapponese, si chiama budōka (武道家) il praticante o l’esperto di arti marziali. Il carattere ka (家) significa “casa”, talvolta “famiglia”. Il significato di budōka può quindi essere inteso come “una persona che ha fatto della propria pratica (qui il Budō) una casa interiore”. Ma non si dice ninka (忍家) , che designava piuttosto le famiglie specializzate nella pratica del Ninjutsu. Più che l’idea di un esperto o di una “casa” nel senso di conoscenza della propria disciplina o stile, il significato del termine shinobi o ninja (忍者) mette in risalto uno stato dell’essere, una disposizione dello spirito, quindi un cammino di trasformazione personale, spesso invisibile all’esterno.
- La vita e i suoi percorsi...
...è sempre con un pò di dispiacere che saluto degli allievi che decidono di cambiare strada. Un pò per il tempo condiviso, un pò il dubbio di aver potuto fare qualcosa di più per lui. Poi mi tornano i bei momenti passati insieme sul tatami, l'aver visto quella persona felice, il sapere dai genitori che era tanto che non lo vedevano cosi felice o il fatto di aver portato a conoscerci anche la compagna. L'essersi integrato in quello che e' la nostra famiglia. La vita ci porta a fare continuamente scelte, a credere e dubitare... se queste scelte ti portano lontano dalla nostra via del budo non posso che essere felice del tempo transcorso insieme e di quello che abbiamo condiviso, nella speranza di averti trasmesso un pizzico di me e delle mie conoscenze e che queste ultime prima o poi, ti tornino utili nella vita. Ti auguro una vita tranquilla e felice Gabriele, noi saremo sempre qui, felici di rivederti per un saluto.
- Altri buyu si avvicinano alla via del Budo
Con l'inizio della nuova stagione sportiva una nuova coppia di ragazzi si appresta a percorrere la via del Budo. Nerd e molto appassionati, senza rifletterci troppo, dopo la prima lezione Fabio e Mikhail decidono di di unirsi alle nostre file e cambiare, nel bene o nel male, la loro vita. L'età media, grazie a loro, alza l'asticella con i loro 41 e 35 anni. Siamo tutti ansiosi di allenarci con voi e condividere sul tatami risate, lividi e sudore ma anche risate, cene e tanti stupendi momenti inisieme!
- Ninpo Ikkan
Una frase che il Soke di tanto in tanto ripeteva era Ninpo Ikkan. Ma quale era il senso dietro a queste due parole? Esaminiamole nel dettaglio del loro significato "Nin" (忍) è un pò la base di quello che facciamo. Ha diversi significati, come ad esempio, se stiamo contando si può usare per indicare le persone; "sannin" (三人) significa "tre persone". Ma nel Ninjutsu è un pò la radice della parola stessa e rappresenta invece il concetto di resistenza alle difficoltà, pazienza e autocontrollo. Questo significato è centrale nell'idea del ninja, addestrato a sopportare il dolore e superare gli ostacoli. Po (法): Questo kanji significa legge, metodo, dottrina o principio eppure il sokei lo tradusse come "tesoro"... ma andiamo avanti per capire meglio questo concetto. "Ikkan" (一貫) significa "coerenza", "consistenza" o "integrità". Può riferirsi a un'azione, un pensiero o un principio che rimane costante e fedele a se stesso, senza variazioni o contraddizioni. Unendo il tutto e applicando il "tesoro" al PO quello che viene fuori è il concetto del Ninja stesso che continua ad allenarsi negli anni e durante questi allenamenti scopre dei Tesori grazie al Ninjutsu ( di diverso tipo, da conoscenza a tecniche a comprensione) ma sopratutto, perseverando, conosce se stesso. Un processo che avviene da se, sfida dopo sfida, allenamento dopo allenamento, ostacolo dopo ostacolo. Quindi ragazzi miei, lo dedico a voi... non mollate mai, insistete con calma e perseveranza e arriverete sempre dove vorrete nella vostra vita!
- Nuovo Esame, nuova Tavola.
...e anche l'ultimo esame prima della pausa estiva è stato fatto. Un esame Agrodolce, tecnicamente stupendo e con allievi preparatissimi (eccetto le solite gaf da imbarazzo) ma che portava in se un saluto che potrebbe essere definitivo. Colgo quindi l'occasione per incidere queste parole nel tempo, ringraziando in primis tutti gli esaminandi di questa sessione ma sopratutto il buon Roberto Simon che con buona probabilità ci saluta per sempre tornando nelle sue terre natali in quel di Messina. Sei stato un allievo eccellente e sono felice di aver potuto condividere e guidarti nei primi passi di questo stupendo cammino. Spero che questi non saranno gli ultimi passi che percorrerai nella via marziale del Ninpo Taijutsu e che un giorno ci rincontreremo, su questo o un altro tatami. Detto questo siete stati tutti bravissimi e vi siete impegnati tantissimo come sempre. Ganbatte Kudasai!!!
- E anche questa è andata...
Complimenti a tutti per lo stupendo esame di ieri sera. Dalle cinture piu alte ai nuovi arrivati, da chi si allena tutti i giorni e chi invece per motivi di lavoro può solo ogni tanto abbiamo avuto ottimi risultati e tanto impegno sul tatami. Continuate cosi ragazzi, la via del budo e' questa... condivisione, sudore e tanta passione!!! Edoardo Cosimi, Gabriele Rubino, Francesco Martinelli e Lavinia Marafioti passano all' 8° Kyu Edoardo Cuffaro e Andrea Rossini lasciano la cintura bianca per indossare la verde del 9° kyu ... e ovviamente non poteva mancare la cenona al Giappo direttamente in Keikoji !!!
- Esami di Cintura Maggio 2025
Le prossime sessioni di esami si terranno il giorno giovedi 29 maggio verso le ore 20 Sono idonei a partecipare a questa sessione di esame: 9 Kyu: Andrea Rossini Edoardo Cuffaro 8 Kyu: Edoardo Cosimi Lavinia Marafioti Gabriele Rubino Francesco Martinelli Le prossime sessioni saranno tra circa 2 mesi. Vi ricordo che dopo l'esame andremo a festeggiare al ristorante giapponese "IShin" in Via Vicoforte, 31, 00166 Roma RM di cui dovrete dare conferma di adesione.
- Le serate al dojo... quelle belle
Un piccolo ringraziamento a tutti i miei allievi e agli ospiti venuti da fuori per festeggiare il mio compleanno. Dopo una stupenda serata sul tatami dedicata totalmente all'hanbo jutsu siamo passati poi ad una stupenda cena al Docks & Co.... di quelle che ne puoi uscire solo in un modo. Con i Kaiten 🤣🤣🤣 (per i non addetti ai lavori... rotolando). Grazie a tutti per la presenza, l'affetto e la compagnia stupenda. Ps... e siamo a 48! PPS. Grazie a Roberto Simon per la buonissima Pignolata Siciliana!
- Durata dei Kyu
Facciamo un pò di chiarezza su quelle che sono le tempistiche degli esami di cintura. Premesso che è qualcosa di prettamente personale a varia da maestro a maestro io ho adottato la mia formula che sembra andare bene. E' il percorso che porta allo Shodan, quindi alla cintura nera che, ricordo, non e' che l'inizio del percorso. Potremmo dividere questo percorso in tre fasi di difficolta crescente, un po come fosse... il Ten Chi Jin :) 10 Kyu = 4 Mesi 09 Kyu = 4 Mesi 08 Kyu = 4 Mesi (Totale 1 Anno) 07 Kyu = 6 Mesi 06 Kyu = 6 Mesi 05 Kyu = 6 Mesi 04 Kyu = 6 Mesi (Totale 2 Anni) 03 Kyu = 8 Mesi 02 Kyu = 8 Mesi 01 Kyu = 8 Mesi (Totale 2 Anni) Shodan (Totale 5 Anni)
- Nuovi Arrivi
Seppur ognuno con la propria vita e i propri impegni due nuovi buyu iniziano il loro percorso nella bujinkan. Anche sapendo di non poter seguire tutte le lezioni vogliono comunque esserci ed apprendere tutto quello che possono di questa stupenda arte. Questo è lo spirito giusto e niente può rendermi piu felice ed orgoglioso. Benvenuti Ragazzi Andrea Edoardo
- KUJI-HŌ - Il Metodo delle Nove Parole
Un ringraziamento speciale al Maestro Christian Russo per le informazioni accuratissime di cui ci ha fatto dono. Il Potere dei Nove Segni tra Storia, Esoterismo e Arti Marziali I "nove segni" (Kuji) rappresentano uno degli elementi più affascinanti e misteriosi del buddhismo esoterico giapponese, la cui eco è risuonata anche in Occidente, soprattutto grazie al suo legame, spesso enfatizzato dal cinema, con il mondo del ninjutsu. Ma il Kuji-Hō è molto più di un semplice gesto cinematografico: è un complesso rituale con radici profonde nella storia e nella spiritualità orientale, presente nei manuali tecnici di numerose scuole di arti marziali. Con diverse interpretazioni e applicazioni a seconda delle scuole e delle correnti di pensiero, lo scopo primario del Kuji-Hō era quello di preparare la mente e il corpo a un evento specifico, offrire protezione, favorire la guarigione o, in alcuni casi, persino invocare la maledizione. Per comprendere appieno la sua ricchezza, è necessario esplorarne le origini e le diverse forme in cui si è manifestato nel corso dei secoli. Le Radici Lontane: Dai Mudrā Indiani al Daoismo Cinese La pratica di intrecciare le dita in gesti carichi di significato simbolico affonda le sue radici in tempi antichissimi, manifestandosi in diverse culture in tutto il mondo. In India, nell'ambito induista e buddhista, questi gesti rituali prendono il nome di mudrā. Essi rappresentavano un potente mezzo di comunicazione non verbale, capace di trasmettere concetti complessi e appartenenza a una comunità spirituale. Questi mudrā, con la loro forte carica simbolica, vennero naturalmente integrati nelle arti performative e nell'iconografia religiosa. In Oriente, la concezione olistica che lega mente, corpo e spirito attribuiva a questi gesti un potere che andava oltre la semplice comunicazione, influenzando persino lo stato interiore di chi li compiva. È nel daoismo cinese che il Kuji, nella sua forma verbale, inizia a prendere forma. La sequenza completa di nove fonemi compare per la prima volta nel poema daoista "Bao Pu Zi" ("Il Libro del maestro che abbraccia la semplicità"), scritto da Ge Hong (280-340 d.C.). Nel diciassettesimo capitolo, dedicato all'ascensione di montagne e all'attraversamento di fiumi, l'autore introduce queste nove parole come una preghiera rivolta ai sei dèi daoisti (i generali dello yang), con lo scopo primario di invocare la protezione divina contro le forze avverse. La formula recitava: "臨兵斗者,皆陣列前行" (lín bīng dòu zhě, jiē zhèn liè qián háng). In Giappone il daoismo permeò come molte filosofie e religioni dal "Vecchio Continente" e qui si intrecciò a diverse correnti e elaborazioni. Con esso, la formula delle nove parole rimase invariata, la cui pronuncia divenne Rin (臨), Pyō (兵), Tō (闘), Sha (者), Kai (皆), Jin (陣), Retsu (列), Zai (在), Zen (前) e associata a talismani, litanie, visualizzazioni, gestualità (tagli) o intrecci ("sigilli") con le mani. Scopi dichiarati rimasero la protezione da forze avverse in preparazione ad un importante compito, o l'esorcismo. Le diverse nomenclature del Kuji-Hō Nel corso della sua evoluzione e diffusione in Giappone, il Kuji ha assunto diverse denominazioni, spesso legate al contesto specifico della sua pratica. Ecco un elenco delle principali nomenclature che si possono incontrare: Kuji (九字) : Tradotto letteralmente come "nove caratteri" o "nove parole". Questo è il termine più generale e si riferisce alla sequenza originale delle nove parole cinesi. Kuji-Hō (九字法) : "Il metodo delle nove parole" o "la legge dei nove caratteri". Questo termine indica l'insieme delle pratiche e dei rituali che utilizzano i nove segni. Kuji In (九字印) : "I sigilli delle nove parole". Si riferisce alla combinazione delle nove parole con specifici gesti delle mani (shu-in o ketsu-in, i mudrā induisti). Kuji Kiri (九字切り) : "I tagli delle nove parole". Indica una forma semplificata del Kuji-In in cui le dita vengono utilizzate per tracciare una griglia di tagli immaginari nell'aria, con l'intento di "tagliare" le influenze negative. Kuji no Shingon (九字の真言) : "I mantra delle nove parole". Si riferisce alle litanie o formule (mantra) associate a ciascuno dei nove sigilli, utilizzate durante la meditazione. Kuji Kan (九字観) : "La contemplazione delle nove parole". Indica la pratica di visualizzare le nove parole durante la meditazione. Heihō Kuji-Hō (兵法九字法) : "Il metodo delle nove parole nelle arti marziali". Questo termine specifica l'applicazione del Kuji-Hō nel contesto marziale: in preparazione a una battaglia, per sventare un maleficio o salvare la vita. Kuji Goshinpō (九字護身法) : "Il metodo protettivo delle nove parole". Sottolinea l'aspetto difensivo e protettivo del rituale. Dōkyō Kuji (道教九字) : Si riferisce all'applicazione del Kuji nel contesto del daoismo giapponese (Dōkyō). Mikkyō Kuji (密教九字) : Indica l'utilizzo del Kuji nell'ambito del buddhismo esoterico (Mikkyō), in particolare nella setta Shingon. Shugendō Kuji (修験道九字) : Si riferisce alla pratica del Kuji all'interno dello Shugendō, una forma di ascetismo sincretico giapponese. Ryobu Shintō Kuji (両部神道九字) : Indica l'uso del Kuji nel Ryobu Shintō, una fusione tra buddhismo e shintoismo. Onmyodō Kuji (陰陽道九字) : Si riferisce all'applicazione del Kuji nell'Onmyodō, la Via dello yin e dello yang, che incorpora elementi daoisti e buddhisti. Kuji In: Quando le Parole Prendono Forma In Giappone, il Kuji si è evoluto integrando i mudrā , i gesti sacri delle mani. Questa combinazione di parole e gesti è nota come Kuji In o Kuji no In . Sebbene la precisa origine di questa associazione non sia del tutto chiara, è possibile che sia avvenuta già in ambito daoista o nello Shugendō. L'utilizzo dei mudrā permetteva di dare una forma fisica e visiva alle nove parole, potenziandone l'efficacia simbolica. Ogni tradizione associa sigilli specifici alle nove parole. I più comuni sono: Rin (臨) : Dokkō-In (独鈷印) - Sigillo del fulmine Pyō (兵) : Daikongorin-In (大金剛輪印) - Sigillo del grande fulmine Tō (闘) : Gejishi-In (外獅子印) - Sigillo del leone esterno Sha (者) : Naijishi-In (内獅子印) - Sigillo del leone interno Kai (皆) : Gebaku-In (外縛印) - Sigillo dei legami esterni Jin (陣) : Naibaku-In (内縛印) - Sigillo dei legami interni Retsu (列) : Chiken-In (智拳印) - Sigillo del pugno della saggezza Zai (在) : Nichirin-In (日輪印) - Sigillo dell'anello del sole Zen (前) : Ongyō-In (隠形印) - Sigillo della forma nascosta o dell'invisibilità Questi sigilli sono spesso associati a specifici pianeti, punti cardinali e divinità, creando una complessa rete di corrispondenze simboliche. Kuji Kiri: Il Taglio Energetico Un aspetto del Kuji particolarmente noto in Occidente, almeno nel nome, è il Kuji Kiri. Questa pratica rappresenta una gestualità associata alle nove parole ma separata dal Kuji-In (gli intrecci con le mani) e consiste nell'utilizzare le dita per tracciare quattro linee verticali e cinque orizzontali (o viceversa, a seconda del genere dell'officiante) nell'aria, formando una griglia immaginaria chiamata Dōman. Questo gesto simbolico viene eseguito con l'intento di "tagliare" le influenze negative e la loro energia vitale (inki). Il rituale inizia con la formazione del Tō-In (刀印), un sigillo che simboleggia una spada infoderata. L'officiante "sfodera" la spada e traccia le linee della griglia, associando ogni linea a una delle nove parole. Al termine dei nove "tagli", la griglia viene circondata da un cerchio e tagliata diagonalmente recitando la formula "a-un" ("inizio e fine"). Jūji: La Decima Parola e il Controllo In una variante del rituale, detta Jūji ("dieci caratteri"), viene aggiunto un decimo segno. Questo segno è un kanji tracciato al centro della griglia Dōman e rappresenta l'entità negativa o l'obiettivo che si desidera annientare o controllare. I kanji utilizzati variano a seconda dello scopo del rituale, spaziando dalla protezione alla vittoria, fino al controllo di spiriti o malattie. Kuji no Shingon: La Forza dei Mantra La pratica del Kuji può declinarsi nella recitazione di mantra (in giapponese shingon o jumon), delle formule sacre che facilitano la concentrazione e la respirazione durante la meditazione. Un mantra specifico viene associato a ciascuno dei nove sigilli del Kuji In: una litania che potenzia l'effetto del rituale. La Pratica del Kuji-Hō: Un Rituale Multifattoriale Il Kuji-Hō, nella sua essenza, è un metodo che può assumere diverse forme e scopi. In ambito guerriero, veniva praticato come rituale propiziatorio prima della battaglia, ma anche come tecnica meditativa per raggiungere uno stato mentale ottimale. A differenza di altre forme di meditazione, il Kuji non mira al vuoto mentale, ma alla focalizzazione dell'energia fisica, emotiva e intellettuale verso un obiettivo specifico. Da un punto di vista fisiologico, la combinazione di gesti isometrici e tecniche respiratorie può contribuire a generare calore corporeo, energia e benessere. Come rito di protezione individuale - Kuji Goshinpō, veniva praticato prima di affrontare situazioni pericolose, come rituale esorcistico e, in alcune tradizioni, persino come parte di riti di maledizione. Tracciare l'Amuleto, Possedere la Protezione In un Giappone arcaico, la protezione spirituale era affidata a diverse forme rituali. Tra queste, gli amuleti tracciati su carta o stoffa, spesso con simboli come la griglia Dōman o la stella a cinque punte Seiman, erano particolarmente diffusi. Questi amuleti potevano essere bruciati, portati con sé o applicati su oggetti e armi. Il guerriero invocava la protezione divina anche attraverso incantesimi e l'uso di caratteri sacri (bonji). Il Kuji-Hō è un affascinante esempio di come pratiche spirituali e religiose, credenze popolari e tecniche marziali si siano intrecciate nella storia del Giappone. Dalle sue radici nei mudrā indiani e nella formula daoista cinese, fino alle sue diverse manifestazioni come Kuji In, Kuji Kiri e Kuji no Shingon, il Kuji rappresenta un potente strumento simbolico e rituale, capace di influenzare la mente, il corpo e lo spirito di chi lo pratica. Che si tratti dell'iconografia di un guerriero in procinto di affrontare la battaglia, di un monaco in meditazione o di un praticante di arti marziali alla ricerca della concentrazione, il Kuji-Hō continua a esercitare un fascino intramontabile, testimoniando la ricchezza e la complessità della tradizione culturale, spirituale ed esoterica giapponese.









